Otto anni senza Benito

“Non posso cambiare campo di battaglia”, è così che rispose Benito Paolone a Silvio Berlusconi, quando in occasione delle elezioni politiche del 2006, Fini lo aveva tagliato fuori dalle liste di AN e il Cav. proponeva una -generosa- candidatura di ripiego in Forza Italia.

Non ho avuto la fortuna di poter apprezzare Benito Paolone per tanti anni, l’ho conosciuto e ascoltato nella sua fase finale, quando sentiva come profondo l’obbligo di tramandare valori e tradizioni antiche ai più giovani, alla sua maniera.
“Ora entrate nei consigli comunali o provinciali, ma non vi dovete fare corrompere, avete capito brutti stronzi?!”.
Otto anni fa come oggi se ne andava un gigante, che ricordiamo sempre, anche quando saliamo e scendiamo dalla Federazione di Corso Sicilia e sulla porta della sua segreteria c’è ancora la targhetta rigorosamente a stampatello.

L’ultimo ricordo che ne ho è la risposta che diede a chi parlava di una nostra presunta subalternità storico-politica: “Noi abbiamo vinto, perché sconfitti dalle armi, loro -i comunisti- con la caduta del muro sono stati sconfitti dalla storia”, una sentenza inqueivocabile in poche parole scandite in maniera ieratica.

Un grande catanese, un grande italiano. In esempio da seguire.

Presente!

Alberto Cardillo

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