Politica, elogio delle “quote competenti”

Premessa: se sei un ipocrita del politicamente corretto fermati, non andare oltre nella lettura di queste riflessione a voce alta.

Da una decina d’anni in Italia si parla di quote rosa, in politica così come anche in altri campi professionali e dell’economia reale.

Ho sempre considerato le quote rosa come una profonda offesa nei confronti delle donne capaci di affermarsi senza bisogno di alcun aiutino, e lo dico con sincerità e con un pizzico di credibilità, visto che la prima tessera che ho preso a 14 anni era quella di Azione Giovani, firmata da Giorgia Meloni ed oggi, a distanza di 16 anni ne ho un’altra, quella di Fratelli d’Italia sempre firmata da Giorgia Meloni. Una grande donna, una grande leader.

Che razza di leggi sono quelle che mettono il genere davanti al merito? E perché non dovrebbe poter essere possibile fare, per esempio, una intera lista di sole donne se in gamba, preparate e capaci? Perché un sindaco o un presidente della regione non potrebbe comporre una giunta di sole donne?

E parliamo anche delle distorsioni che le suddette quote comportano nella composione delle liste e dei risultati elettorali, utilizzate come strumento per il controllo del voto o fautrici di cordate per mettere in minoranza candidati che in buona fede non fanno “accoppiate”. Tutte storie conosciute da chi pratica le cose della politica.

Ecco perché se proprio di quote dobbiamo parlare, sarebbe bello che il metro del discrimine siano la preparazione, la conoscenza, l’esperienza. “Può candidarsi al consiglio comunale chi ha frequentato uno specifico corso di amministrazione pubblica, può essere nominato assessore che ha maturato almeno 3 anni da consigliere comunale”, ci sto; “può candidarsi al parlamento regionale/nazionale ed essere nominato nella giunta regionale chi ha fatto il consigliere comunale o ha una preparazione repitata equipollente”, ci sto. Se volete approfondire guardate all’esempio francese con le scuole pubbliche di amministrazione.

Continuare a sopportare provvedimenti, questi si, sessisti e discriminatori, offensivi in primo luogo per le donne, a mio avviso non è più tollerabile. Basta con le riserve indiane, e se il problema sono le pari opportunità, la politica faccia il proprio mestiere, costruisca asili, dia giuste provvidenze per il supporto alla natalità e alla crescita dei figli, aiuti con i fatti le donne e le famiglie a poter coniugare lavoro e casa. Tutto il resto sono palliativi ideologici.

E guai alla destra che finisce ad inseguire la sinistra nel campo dei paraocchi ideologici. Anche perché alla fine vincono sempre gli originali. A ognuno il suo.

Alberto Cardillo

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